Leszek Berruti racconta

Leszek Berruti ci ha raccontato come è entrato in Ferrania, perché all’epoca c’era il cosiddetto cambio, si entrava in Ferrania per, diciamo, parenti che andavano in pensione o parenti…invece nel ’93, che è stata una delle ultime, chiamiamola così, infornate numerose di assunzioni, Ferrania aveva che era il top degli stabilimenti della Val Bormida, aveva un sacco di curriculum, tutti volevano lavorare in Ferrania e fecero dei test per fare entrare dei ragazzi nuovi, tutti neo diplomati o più o meno, nel giro di pochi anni e questi test consistevano in una parte tecnica riguardante, io ero perito meccanico, la meccanica e una parte di cultura generale.

L’INIZIO DEL LAVORO

Leszek Berruti è stato assunto nei reparti di stesa, come operatore di reparto, e…come tutti i reparti gli anziani del reparto dicevano: “Questo è il reparto, il cuore di Ferrania, perché qua si stende, qua mettiamo…”, dissero che era il reparto più importante, poi in realtà, una catena produttiva, tutti i reparti hanno il loro ruolo, per cui uno non può fare a meno dell’altro, per cui…sì, andrei subito negli ambienti a luce controllata, mi occupavo di bianco e nero, praticamente noi stendevamo le lastre, i semilavorati, gli assi facevamo, di lastre radiografiche lunghe circa 2 chilometri e 4 per 1 metro e 35, un affare del genere, e si stendeva l’emulsione su questi supporti, che ci arrivavano da un’altra affiliata 3M, che era quella di Caserta. Un bel reparto, con i piani diciamo così alti, dove si preparavano le soluzioni e le gelatine da dosare e stendere, fino alla sala di stesa dove c’era un estrusore o sì…veniva, l’emulsione veniva dosata sul supporto, che attraverso un complesso impianto essiccava, via, asciugava ed essiccava fino a potersi arrotolare. Dopodiché questo semilavorato veniva mandato al reparto di converting.

LA SALA DI STESA

Leszek Berruti spiega che la sala di stesa è una saletta piccolina, dove c’erano praticamente gli arrivi di tutti questi fondi, di queste bacinelle che erano sopra al reparto di rifusione. Un sacco di valvole e filtri sul pavimento e dopodiché venivano convogliati e messe in un estrusore… era praticamente una macchina, mi pare che era 23 gradi di inclinazione, con delle filiere dalla quale uscivano degli strati. E… con un meccanismo sofisticato penso, e con la creazione del vuoto, con una bacinella che aspirava di sotto e lo scorrimento di un supporto che arrivava dai piani inferiori, questa, praticamente si creava una cascatella che veniva man mano portato via da questo supporto che ruotava e portava via.

UNA QUESTIONE DI CONSAPEVOLEZZA

Leszek Berruti: «Ho avuto la fortuna dopo un paio di anni di andare poi al cuci croces e poi fare il coordinatore degli ispettori dell’H5, poi seguire i prodotti come responsabile di prodotto. È stata una fort…penso anche di essermelo anche parzialmente meritato, sicuramente, però, una scelta dell’allora capo, che quando andò in pensione…Questi nostri responsabili di prodotto, che eran tutte persone che arrivavano dalle R erano dei, tra virgolette, dei…li guardavi un po’ come dei santoni, no? Il mio capo, ingegner Torcello decise di, invece di, non so, per fare un paragone calcistico, di andare a comprare il campione dell’altra squadra, di prendere un ragazzo del vivaio, cioè mi diceva babysitterato, controllato, perché…però, ho avuto questa fortuna per cui ho avuto è ho visto anche da un altro punto di vista tante altre cose, sono cresciuto tantissimo e ho visto la realtà con altri occhi.

LE DONNE NEI REPARTI

Leszek Berruti ha spiegato che nei laboratori c’erano ancora delle signore, però diciamo che tutte nell’arco di 5 o 6 anni andavano in pensione e ragazze giovani in produzione non ne son state più quasi assunte nel reparto di stesa e neanche nei laboratori. In converting e sia al G che al D c’erano delle ragazze, per tanti altri lavori le hanno ancora assunte, però diciamo che le ultime che abbiamo viste erano
quelle a contratto, a sei mesi, roba così, qualche turnazione così, qualche ragazza è ancora entrata. Da noi non ce n’erano».

IL DOPOLAVORO

Nando Orengo: « Per il dopolavoro era in perfetta efficienza e ben tenuto ovviamente adesso è praticamente sta cadendo a pezzi. A quei tempi tra l’altro al dopolavoro venivano anche i cantanti importanti tra quelli che lavoravano li; quindi venivano cantanti a quei tempi di importanza nazionale non è che venissero, si facevano una era una settimana di feste legate proprio poi se c’erano c’era si facevano i cine, il cineclub cosiddetti del cinema d’essai quindi era un c’era molto movimento diciamo in quella zona, quindi ci si incontrava facilmente era abbastanza facile incontrarsi per cui era facile anche fare amicizia e andare oltre ecco».

RIASSUNTO

La Ferrania ha prodotto per due anni pellicola radiografica per la Kodak mettendola nelle famose scatole gialle. Non c’è stato mai un reclamo. Il che vuol dire che la produzione che veniva fatta a Ferrania era più che confrontabile con la produzione che veniva fatta dalla Kodak sia come qualità sensitometrica, come risposta alla luce o ai raggi mettiamola così, sia come qualità dal punto di vista della difettosità. Le ultime macchine di converting della Ferrania, partiva l’asse e uscivano le scatole quindi… A posteriori Ferrania si giudicava meno di quello che era».

SCRITTO DA: KARIM RIZQI E ASIA VARALDA

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